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ITW Journal

Oltre l’AI generativa: che cos’è l’AGI (Artificial General Intelligence)

Con il termine AGI si indica un sistema di Intelligenza Artificiale dotato di capacità cognitive sufficientemente generali e trasversali da potersi organizzare per svolgere un compito complesso, con una serie di operazioni concatenate tra loro, e risolvere un’ampia varietà di problemi, anche molto diversi da quelli per cui è stato addestrato, senza alcun intervento umano.

Autore
Angelo

Data
13 settembre 2026

Categorie
AGI, news


Negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere l’AI soprattutto attraverso la sua capacità di generare: testi, immagini, video, codice. Capacità che ormai è entrata a far parte dei nostri processi creativi e professionali e a cui ci stiamo in un certo senso abituando. 

Ma oggi l’AI si sta evolvendo ancora: dalla pura capacità di generare contenuti sta passando alla capacità di ragionare, e dal ragionamento all’azione, tramite attivazione e intersezione di più capacità.

Non risponde semplicemente ad un input, ma trova autonomamente il modo di raggiungere un determinato obiettivo.

Il passaggio dalla semplice generazione input-output all’autonomia ci sta avvicinando a uno dei concetti più discussi e controversi della ricerca sull’Intelligenza Artificiale: l’arrivo dell’AGI (Artificial General Intelligence).

Non esiste ancora una definizione universalmente accettata di AGI, ma con questo termine si indica generalmente un sistema di Intelligenza Artificiale dotato di capacità cognitive sufficientemente generali e trasversali da poter organizzarsi per svolgere un compito complesso, il cui compimento richiede una serie di operazioni concatenate tra loro, e risolvere un’ampia varietà di problemi, anche molto diversi da quelli per cui è stato inizialmente addestrato, senza alcun intervento da parte di un essere umano.

Un’AGI viene messa di fronte ad un problema nuovo, mai affrontato prima, ed è in grado di esaminarlo, comprenderlo, individuare ciò che le manca per risolverlo, effettuare l’auto-formazione necessaria per poter iniziare a lavorare, pianificare una strategia, selezionare ed utilizzare gli strumenti più adatti, verificare il risultato e correggere i propri errori fino ad arrivare all’output migliore possibile.

Non sappiamo ancora quando potremo dire di essere di fronte ad una AGI, né esiste un confine preciso oltre il quale potremo dichiarare di essere nell’era dell’AGI, ma alcune delle capacità che fino a pochi anni fa avremmo associato all’AGI stanno già iniziando ad apparire nei sistemi che utilizziamo oggi.

Anche se il cambiamento a cui stiamo assistendo non è così clamoroso come l’arrivo e la diffusione di Midjourney o ChatGPT, probabilmente è molto più profondo.

Questi sono grossomodo gli step a cui stiamo assistendo e che ci aspettano:

Chatbot → Reasoner → Agent → AGI → Superintelligence

  • Chatbot

    risponde alle nostre richieste e genera contenuti.

  • Reasoner

    è in grado di affrontare problemi più complessi, scomponendoli e ragionando sui diversi passaggi necessari per trovare una soluzione.

  • Agent

    non si limita a suggerire cosa fare, ma può utilizzare strumenti e svolgere direttamente una sequenza di azioni per raggiungere l’obiettivo assegnato.

  • AGI

    (Artificial General Intelligence) affronta autonomamente situazioni e problemi nuovi, trasferendo conoscenze e competenze da un ambito all’altro con un’affidabilità paragonabile, o superiore, a quella umana.

  • ASI

    (Artificial Superintelligence) un’intelligenza generale nettamente superiore agli esseri umani nella maggior parte delle attività cognitive.

L’AI ci ha già dimostrato di essere capace di cose sorprendenti. Abbiamo assistito alla generazione di contenuti di qualsiasi tipo: immagini, musica, film, siti web, videogame, app, modelli 3d, strategie, ricerche, campagne pubblicitarie, e molto altro. Oggi iniziamo a vedere AI che prendono il controllo del nostro computer per interagire con le app contenute in esso ed eseguire operazioni ancora più complesse che portano ad output in passato inimmaginabili.

Capacità che fino a non molto tempo fa avremmo probabilmente inserito nella descrizione di una futura AGI. Ma questo non significa che l’AGI sia già arrivata.

Uno dei problemi principali dell’AI contemporanea è quella che viene definita “jagged intelligence”, un’intelligenza irregolare o frastagliata: un sistema può ottenere risultati straordinari in problemi estremamente complessi e, poco dopo, commettere errori sorprendenti davanti a situazioni apparentemente molto più semplici.

La distanza dall’AGI non dipende quindi soltanto da quanto un modello sia “intelligente”, ma soprattutto da quanto questa intelligenza sia affidabile e autonoma. I sistemi attuali possono ancora produrre informazioni errate, interpretare male una situazione o seguire una strategia sbagliata. La loro capacità di lavorare autonomamente per lunghi periodi rimane limitata e l’apprendimento continuo dall’esperienza è molto diverso da quello umano.

Esiste poi un enorme divario tra intelligenza digitale e capacità di agire nel mondo fisico: mentre i modelli AI hanno raggiunto livelli impressionanti in numerose attività cognitive, la robotica generale rimane molto più indietro.


La trasformazione più importante è già iniziata: stiamo assistendo al progressivo passaggio da sistemi che producono qualcosa su richiesta a sistemi capaci di ragionare su un obiettivo e agire in autonomia per raggiungerlo. Non passerà molto prima di poterci affacciare verso il prossimo e presumibilmente ultimo step evolutivo: la Super Intelligenza Artificiale (ASI).

La domanda non è più “cosa può fare l’Intelligenza Artificiale?”. La domanda più interessante è “in che modo può rivoluzionare la nostra vita?”

ANGELO FERRETTI

Mi chiamo Angelo, le mie passioni più grandi che coltivo da oltre 20 anni sono l’insegnamento e la creazione di immagini orientate all’architettura e al design di interni.


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