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ITW Journal

Un nuovo inizio
l’incontro con l’AI, la ricerca e la nascita di ITW

Oggi l’intelligenza artificiale si è inserita prepotentemente nel mondo della visualizzazione architettonica, ne ha cambiato profondamente le regole, ridefinito i processi tradizionali. E probabilmente porterà ad ulteriori trasformazioni nel nostro modo di lavorare, che oggi nemmeno immaginiamo. 

Autore
Angelo

Data
7 settembre 2026

Categorie
Journal, ChatGPT, Astra, Codex

Dal 2015 sono stato (e sono ancora oggi) il fondatore e direttore artistico e tecnico di Lucydreams. Per tutti questi anni il mio lavoro è stato creare immagini orientate all’architettura e al design di interni e guidare il mio team durante tutto il flusso di lavoro: modellazione 3D, fotografia, sviluppo di texture e materiali, rendering, post produzione.

Prima ancora (nel 2012), e poi parallelamente al lavoro in Lucydreams, ho condiviso quello che ho imparato sul campo nel mio blog, nei workshop che ho organizzato e nei Master che ho tenuto personalmente, soprattutto a Roma e Milano ma anche in altre città d’Italia. Il lavoro e l’insegnamento avevano una base comune: un insieme di conoscenze tecniche e artistiche acquisito nel tempo e che continuavo ad applicare ma anche a mettere in discussione.

Poi è arrivata l’intelligenza artificiale. Tra il 2024 e il 2025 ha cominciato a occupare uno spazio crescente nella mia curiosità e, gradualmente, anche nel mio lavoro.

Volevo capire cosa fosse possibile fare, dove questi strumenti potessero intervenire nel processo e quanto potessero rivoluzionarlo.

Ma nel mio team, l’interesse per l’AI non è stato subito condiviso da tutti. Qualcuno era spaventato e fortemente contrario alla sua introduzione nel flusso di lavoro. Qualcun altro aveva già imboccato strade diverse. E alla fine il gruppo si è sciolto.

Mi è dispiaciuto molto ma al tempo stesso mi sono sentito di nuovo totalmente libero di seguire le mie strade preferite assumendomi nuovi rischi ed esplorando nuove direzioni. 

È una vicenda che non voglio ridurre a una contrapposizione tra chi aveva capito il futuro e chi lo rifiutava. Le persone possono avere idee diverse sugli strumenti con cui lavorare e sulla direzione da dare al proprio percorso. Nel nostro caso, a un certo punto, quelle direzioni si sono separate naturalmente. 

Lo scioglimento del team è uno dei passaggi da cui comincia questo racconto.


Passato e presente

In me stava nascendo un grande desiderio di esplorare. Quando emerge un nuovo strumento, voglio aprirlo, vedere cosa c’è dentro, e imparare ad usarlo per fare qualcosa di buono. L’ho fatto con Cinema 4D e con tutti gli altri strumenti che ho utilizzato e che utilizzo quotidianamente. Non perché voglia diventare esperto di tutto, ma perché l’idea di dipendere da qualcun altro per realizzare qualcosa che ho in mente mi sta molto stretta.

L’AI aveva iniziato a sollevare domande alle quali volevo dedicare tempo e lavoro. Per trovare delle risposte dovevo provarla, inserirla nei processi che conoscevo e osservare cosa succedeva, senza sentirmi ostacolato.

Il mondo della visualizzazione architettonica stava cambiando velocemente. Invece di difendere il mio territorio dall’arrivo di questi strumenti diabolici, ho pensato che avesse più senso conoscerli.

Da quel momento in poi ho cercato di capire non soltanto come l’AI potesse semplificare e migliorare il mio lavoro, ma fino a dove fosse possibile spingerla.

Definire questa fase una “rottura con il passato” non descrive bene questa parte della mia storia, perché quel passato continua a essere molto presente.

Sta cambiando il modo in cui intervenire sul risultato, ma il design dell’immagine è ancora la cosa che mi interessa di più di tutto il processo. Composizione, fotografia, storytelling, teoria del colore, psicologia, sono ancora gli ingredienti centrali del mio lavoro.


Visualizzazione classica VS contemporanea

La relazione tra visualizzazione 3d tradizionale e AI è ancora in definizione, così come la relazione tra noi (genere umano) e i contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Stiamo sviluppando un nuovo modo di fruirne, mentre cerchiamo di capire strada facendo se ci fanno provare più paura e inquietudine o entusiasmo e curiosità.

Molti studi di architettura, design e visualizzazione, utilizzano già l’AI. Molti altri l’hanno solo sperimentata, per esplorarne le possibilità, ma solo in pochi sono riusciti realmente a integrarla in modo stabile e concreto nel proprio flusso di lavoro.

Oggi gli ostacoli principali sono due:

  1. ottenere risultati non solo di qualità ma coerenti e ripetibili, senza perdite di controllo, derive geometriche e stilistiche, distorsioni nella prospettiva, e confusione visiva nei dettagli;
  2. riuscire a integrare l’AI nei propri software preferiti, per automatizzare, migliorare e velocizzare i processi. 

La vera sfida si sta spostando dal conoscere gli strumenti alla capacità di capire profondamente come funzionano, quali sono i loro limiti, e integrarli nel punto giusto del flusso di lavoro quotidiano, senza perdere controllo, coerenza e qualità, sfruttandone il potenziale attuale senza pretese.

L’AI richiede pazienza: in molti rinunciano troppo presto a questa tecnologia, liquidandola superficialmente solo perché non sono riusciti a fare ciò che serviva in quel momento e al primo tentativo. In pochi sono disposti ad avere fiducia, scendere in profondità, e aspettare che i modelli si evolvano a tal punto da svolgere compiti ancora più complessi.


Perché la Masterclass

Mentre esploravo queste possibilità, ho percepito molto interesse verso l’intelligenza artificiale e le sue potenzialità, soprattutto da parte dei miei ex studenti. Persone che avevano studiato con me la visualizzazione classica e che volevano capire come stessi affrontando questo passaggio e cosa avevo da dire. Da quell’interesse, dalla mia ricerca e dalla volontà di mettere a disposizione quello che sto imparando in questa nuova fase è nata la Masterclass Digital imaging & visual storytelling nell’era dell’Intelligenza Artificiale.

L’insegnamento è tornato così a intrecciarsi con il lavoro, come era già successo in passato. Questa volta però con una differenza importante: riuscire ad applicare le nozioni di design dell’immagine usando strumenti che non smettono mai di trasformarsi ed evolversi.

Se abbiamo in mente un risultato, il nostro obiettivo rimane lo stesso: guidare gli strumenti verso quel risultato. E anche se gli strumenti contemporanei cambiano velocemente (di solito in meglio) la nostra direzione non cambia, avremo solo mezzi più potenti con cui seguirla. 


Perché raccontarlo in ITW

Per un po’ di tempo ho avuto molti dubbi su cosa dovesse essere Inside the Workflow. Un sito dedicato alla Masterclass? La versione inglese del mio blog? Uno spazio indipendente in cui parlare del mio rapporto con l’intelligenza artificiale?

L’idea di un diario di bordo ha dato un senso a queste possibilità.

ITW è lo spazio in cui condividerò i frutti della mia complessa ricerca, comprese le domande che si apriranno nel frattempo, anche quelle più scomode.

La Masterclass è figlia di questo percorso, così come ne fanno parte l’esperienza di Lucydreams e gli anni dedicati alla formazione e alla visualizzazione tradizionale.

Non so ancora quale forma definitiva prenderà questo lavoro. So che voglio continuare a creare immagini, conoscere sempre meglio limiti e potenzialità degli strumenti contemporanei e condividere qui tutto quello che scoprirò. ■

ANGELO FERRETTI

Mi chiamo Angelo, le mie passioni più grandi che coltivo da oltre 20 anni sono l’insegnamento e la creazione di immagini orientate all’architettura e al design di interni.


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